Svizzera 2026: economia, regole e responsabilità per le imprese italiane

Le prospettive dell’economia svizzera per il 2026 delineano uno scenario di crescita moderata, in un contesto ancora caratterizzato da incertezza internazionale, tensioni commerciali e dinamiche interne che limitano l’espansione.
Le principali istituzioni convergono su un aumento del PIL compreso tra 0,9% e 1,1%. La Segreteria di Stato dell’Economia (SECO) ha rivisto al ribasso la propria stima allo 0,9%, rispetto all’1,2% previsto a giugno, citando l’impatto dei dazi statunitensi e il rallentamento della domanda estera. Il gruppo di esperti del governo svizzero ha invece aggiornato la previsione all’1,1%, mentre Swissinfo e gli analisti UBS parlano di una crescita “poco sotto l’1%”, anche a causa di un mercato del lavoro più teso e dell’incertezza legata alle politiche commerciali USA.
Il commercio estero rappresenta il principale punto di attenzione per il 2026. I dazi iniziali del 39% imposti dagli Stati Uniti hanno già avuto effetti significativi nel 2025, in particolare sui settori chimico e farmaceutico. È stata concordata una riduzione al 15%, ma a fine 2025 l’accordo non risultava ancora pienamente implementato.
Anche nell’ipotesi di applicazione dei dazi ridotti, l’export svizzero continua a incontrare ostacoli rilevanti. Comparti come orologeria e farmaceutica restano penalizzati, mentre le prospettive complessive rimangono deboli. Un possibile sostegno potrebbe arrivare da un miglioramento dell’economia tedesca nel corso del 2026, ma il quadro resta fragile.
A sostenere l’economia elvetica è soprattutto la domanda interna. I salari reali risultano in crescita (+0,7% nel 2024, con ulteriori aumenti nel 2025), contribuendo a mantenere i consumi nel 2026.
Raiffeisen evidenzia inoltre un mercato interno robusto, rafforzato da immigrazione, recupero del potere d’acquisto e riduzione dei tassi da parte della Banca nazionale svizzera.
Restano tuttavia diversi fattori di rischio: incertezza sui dazi USA, franco forte, domanda globale debole, potenziali shock finanziari e un mercato del lavoro sempre più teso che limita la capacità di crescita delle imprese.
In questo contesto economico già complesso, le imprese italiane attive in Svizzera – in particolare nei settori edilizia, impiantistica e servizi tecnici – devono confrontarsi con un sistema normativo che attribuisce grande rilievo alla qualità dell’opera realizzata e al rispetto delle regole di sicurezza, anche dopo la chiusura del cantiere.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità penale a opera compiuta. In Svizzera, se un lavoro presenta difetti gravi, violazioni delle norme di sicurezza o delle regole dell’arte del costruire, e ciò provoca un danno a terzi dopo la consegna, possono attivarsi conseguenze penali rilevanti.
Il Codice penale svizzero prevede:
- art. 229 CP: lavori contrari alle regole tecniche che creano pericolo per la vita o l’integrità (fino a cinque anni di detenzione);
- artt. 117 CP e 125 CP: omicidio colposo e lesioni colpose se il difetto provoca un danno reale;
- art. 102 CP: responsabilità dell’impresa come persona giuridica in presenza di carenze organizzative.
A queste si affianca la responsabilità individuale di direttori lavori, architetti, ingegneri, artigiani e installatori.
Dottrina e giurisprudenza sono chiare: la responsabilità penale non si esaurisce con la consegna dell’opera. Il cantiere può chiudere, ma le responsabilità restano. Per le imprese straniere questo implica la necessità di strutturare processi, controlli interni e documentazione tecnica in modo rigoroso.
Un altro tema centrale riguarda l’uso dell’indicazione di provenienza “Svizzera” o del marchio “Swiss”.
Una sentenza del Tribunale commerciale del Canton Berna ha ribadito che avere una sede legale nella Confederazione non è sufficiente. Nel caso BDSwiss AG, pur con sede a Zugo, la società non ha dimostrato una gestione effettiva in Svizzera, limitandosi a una presenza formale.
Su iniziativa dell’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI), è stata imposta la rimozione del termine “Swiss” dal nome societario e della croce elvetica dal logo.
In sintesi, per usare “Svizzera”, “svizzero” o “Swiss Made”:
- prodotti alimentari: 80% ingredienti svizzeri (100% latte) + trasformazione essenziale in Svizzera;
- prodotti industriali: 60% dei costi in Svizzera + fase produttiva essenziale;
- servizi: sede e gestione effettiva in Svizzera;
- croce svizzera: solo se i requisiti sono rispettati;
- divieto assoluto di indicazioni ingannevoli.
Il supporto del Desk Svizzera Artser
Per accompagnare le aziende italiane nel mercato elvetico, Artser mette a disposizione il Desk Svizzera, che supporta le imprese su prestazioni di servizio, montaggio e posa in opera, allineamento fiscale, ottenimento IVA svizzera, servizi doganali, rapporti con enti cantonali e federali, recupero crediti e contrattualistica internazionale.
Un approccio integrato che consente alle PMI di affrontare il mercato svizzero in modo strutturato, riducendo rischi legali, fiscali e operativi, in un contesto che richiede oggi più che mai organizzazione, conformità e visione di medio periodo.