Alte temperature e lavoro: cosa devono fare oggi le aziende

Tra ordinanze, ammortizzatori sociali e obblighi di prevenzione

 
lavoro caldo

L'emergenza caldo continua a incidere sull'organizzazione del lavoro in molti settori produttivi. Per aiutare imprese e lavoratori a gestire le conseguenze delle ondate di calore, nelle ultime settimane sono stati adottati diversi provvedimenti che intervengono sia sul fronte della sicurezza sia su quello del sostegno economico.

Accanto all'Ordinanza di Regione Lombardia, che fino al 23 settembre 2026 limita lo svolgimento di alcune attività all'aperto nelle giornate a maggior rischio, sono infatti intervenuti il Messaggio INPS n. 2103 del 24 giugno 2026, con le istruzioni sugli ammortizzatori sociali, il Decreto-Legge n. 107 del 26 giugno 2026 (Decreto Infrastrutture), che introduce misure straordinarie per alcuni comparti produttivi, e la Nota dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 5484 del 6 luglio 2026, che richiama le imprese al pieno rispetto degli obblighi di prevenzione previsti dal D.Lgs. 81/2008.

Le nuove disposizioni confermano un principio fondamentale: gli strumenti di integrazione salariale possono aiutare le imprese nella gestione delle sospensioni dell'attività, ma non sostituiscono l'obbligo di adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei lavoratori esposti alle alte temperature.
 

Ordinanza Regione Lombardia: quando è obbligatorio sospendere le attività

L'Ordinanza regionale continua a rappresentare il principale riferimento per le imprese lombarde che operano nei settori agricolo, florovivaistico, edile e delle cave.

Il divieto di svolgere attività nelle ore più calde della giornata si applica esclusivamente quando la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio "ALTO" per lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.

Le aziende interessate devono quindi verificare quotidianamente le previsioni pubblicate sul portale Worklimate e organizzare di conseguenza turni, orari e attività.

Ammortizzatori sociali: quando è possibile richiederli

Con il Messaggio n. 2103/2026, l'INPS ha ribadito che gli strumenti ordinari di integrazione salariale possono essere utilizzati anche quando il caldo rende necessario sospendere o ridurre l'attività lavorativa. Le causali previste sono due.

Sospensione dell'attività per ordine della Pubblica Amministrazione

Questa causale si applica quando l'interruzione deriva da un provvedimento amministrativo, come l'Ordinanza di Regione Lombardia.

In questo caso il datore di lavoro deve indicare nella domanda gli estremi dell'ordinanza e il trattamento può essere riconosciuto limitatamente alle giornate e alle fasce orarie interessate dal divieto.

Evento meteo – temperature elevate

Questa causale può essere utilizzata quando le condizioni climatiche rendono pericoloso o impossibile lo svolgimento dell'attività.

L'INPS precisa che il riferimento ai 35 °C non costituisce una soglia automatica. Occorre valutare le condizioni di lavoro nel loro complesso, considerando ad esempio:

  • temperatura percepita;
  • esposizione diretta al sole;
  • umidità;
  • tipologia delle lavorazioni;
  • utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Per questo motivo assume particolare importanza la relazione tecnica allegata alla domanda, che deve descrivere in modo puntuale le lavorazioni svolte e le ragioni che hanno reso necessaria la sospensione o la riduzione dell'attività.

Decreto Infrastrutture: previste misure straordinarie

Il Decreto-Legge n. 107 del 26 giugno 2026 ha introdotto ulteriori strumenti di sostegno per le imprese maggiormente esposte agli effetti delle ondate di calore.

Dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 sono previste specifiche deroghe alla disciplina ordinaria degli ammortizzatori sociali per le imprese dell'industria e dell'artigianato edile e per il comparto lapideo.

Il provvedimento introduce inoltre misure dedicate al settore agricolo attraverso la CISOA, prevedendo alcune deroghe rispetto ai requisiti ordinariamente richiesti.

Per l'applicazione concreta delle nuove disposizioni occorre però attendere le istruzioni operative dell'INPS. Fino ad allora, il principale riferimento resta il Messaggio INPS n. 2103/2026.

La prevenzione resta l'obbligo principale del datore di lavoro

La Nota dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 5484 del 6 luglio 2026 ribadisce che il ricorso agli ammortizzatori sociali non esonera il datore di lavoro dagli obblighi previsti dalla normativa in materia di salute e sicurezza.

Durante i controlli, gli organi di vigilanza verificheranno in particolare che siano state adottate tutte le misure necessarie per prevenire il rischio da stress termico.

Tra gli aspetti oggetto di verifica rientrano:

  • aggiornamento del DVR con la valutazione del rischio da calore;
  • rimodulazione degli orari di lavoro;
  • adeguata programmazione delle pause;
  • disponibilità di acqua potabile e aree ombreggiate o climatizzate;
  • informazione e formazione dei lavoratori;
  • coinvolgimento del medico competente;
  • particolare attenzione ai lavoratori maggiormente esposti o vulnerabili.

La Nota richiama inoltre la necessità di sospendere temporaneamente le attività quando le condizioni climatiche determinano un rischio non accettabile per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Un approccio integrato per affrontare il rischio caldo

Le recenti disposizioni confermano che la gestione delle alte temperature richiede un approccio integrato.

Da un lato, le imprese possono ricorrere agli strumenti di integrazione salariale quando il caldo impedisce lo svolgimento dell'attività; dall'altro, resta prioritario adottare tutte le misure organizzative e preventive necessarie per ridurre il rischio di esposizione.

Solo una corretta combinazione di prevenzione, organizzazione del lavoro e utilizzo degli strumenti di sostegno previsti dalla normativa consente di tutelare i lavoratori e gestire in modo conforme le conseguenze delle ondate di calore.


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