Parità di genere nelle PMI: perché oggi è diventata una questione organizzativa

La parità di genere è entrata stabilmente nel linguaggio delle imprese. Se ne parla nei progetti ESG, nelle gare, nei percorsi di sostenibilità, nelle richieste provenienti da clienti e stakeholder. Ma soprattutto se ne parla quando un'azienda decide di analizzare come vengono gestite crescita professionale, retribuzioni, accesso alle responsabilità e conciliazione tra lavoro e vita privata.
Per molte piccole e medie imprese il tema emerge in occasione di una richiesta specifica: una premialità prevista da un bando, una domanda inserita in un questionario clienti, l'ipotesi di avviare un percorso di certificazione. In altri casi nasce da esigenze interne, ad esempio dalla volontà di rendere più chiari alcuni processi di gestione delle persone.
In entrambe le situazioni la domanda è la stessa: l'impresa è in grado di dimostrare come vengono gestite le opportunità professionali e quali criteri guidano le scelte che riguardano le persone? La certificazione della parità di genere nasce proprio per rispondere a questa esigenza.
Che cosa significa davvero parità di genere in azienda
Quando si affronta questo argomento il rischio è concentrarsi immediatamente sulla presenza femminile nell'organico o sul tema delle differenze salariali. Si tratta certamente di aspetti rilevanti, ma che da soli non descrivono il tema.
La parità di genere riguarda il modo in cui vengono gestiti i principali processi che accompagnano la vita professionale delle persone all'interno dell'azienda.
| Ambito | Cosa viene osservato |
|---|---|
| Ricerca e selezione | Modalità di accesso alle opportunità lavorative |
| Formazione | Possibilità di sviluppo delle competenze |
| Crescita professionale | Accesso ai ruoli e alle responsabilità |
| Retribuzione | Coerenza dei criteri di riconoscimento economico |
| Organizzazione del lavoro | Flessibilità e gestione dei tempi |
| Genitorialità | Tutela e reinserimento dopo maternità e paternità |
La questione di fondo è semplice: l'impresa conosce questi fenomeni? È in grado di misurarli e di documentarli quando necessario?
Perché sempre più PMI valutano la certificazione della parità di genere
La certificazione è stata introdotta dalla Legge 162/2021 nell'ambito del sistema previsto dal PNRR ed è basata sulla UNI/PdR 125:2022, il documento che definisce criteri, indicatori e modalità di valutazione.
Si tratta di una scelta volontaria. Non esiste un obbligo generalizzato di certificazione. Tuttavia molte imprese stanno valutando questo percorso perché consente di dare evidenza oggettiva a pratiche che assumono un peso crescente nelle relazioni con clienti, partner e istituzioni.
Alla certificazione possono inoltre essere associati alcuni meccanismi premiali previsti dalla normativa, tra cui agevolazioni contributive e vantaggi in specifiche procedure pubbliche.
Per molte aziende il beneficio più interessante non coincide con l'incentivo economico, ma con il lavoro di analisi e strutturazione richiesto durante il percorso.
Come funziona la certificazione UNI/PdR 125
Lo standard UNI/PdR 125:2022 si basa su un insieme di indicatori prestazionali (KPI) che consentono di valutare il livello di maturità aziendale rispetto alla parità di genere.
Le aree di valutazione sono sei.
| Area | Contenuti principali |
|---|---|
| 1. Cultura e strategia | Politiche, obiettivi e indirizzi aziendali |
| 2. Governance | Responsabilità e sistemi di monitoraggio |
| 3. Processi HR | Selezione, gestione e sviluppo del personale |
| 4. Opportunità di crescita | Accesso alla carriera e valorizzazione dei talenti |
| 5. Equità remunerativa | Analisi delle politiche salariali |
| 6. Genitorialità e conciliazione | Misure di sostegno e flessibilità organizzativa |
Per ciascuna area vengono esaminati indicatori quantitativi e qualitativi. Alcuni variano in funzione delle dimensioni aziendali, altri sono comuni a tutte le imprese. Per ottenere la certificazione occorre dimostrare che questi aspetti vengono gestiti, monitorati e aggiornati nel tempo secondo quanto previsto dallo standard.
Uno dei passaggi più interessanti riguarda la raccolta delle informazioni aziendali.
Molte imprese possiedono già numerosi dati, ma non sempre li utilizzano per una lettura complessiva. Spesso le informazioni sono distribuite tra ufficio del personale, consulente paghe, documentazione formativa e procedure interne.
La tabella riassume alcune tra le informazioni disponibili e ciò che consentono di valutare concretamente.
| Informazione | Cosa consente di valutare |
|---|---|
| Distribuzione del personale per genere e livello | Equilibrio nella composizione dell'organico |
| Partecipazione ai percorsi formativi | Accesso alle opportunità di sviluppo |
| Accesso ai ruoli di coordinamento | Presenza di opportunità di crescita |
| Politiche retributive | Coerenza e trasparenza dei criteri adottati |
| Utilizzo di congedi e flessibilità | Efficacia delle misure di conciliazione |
Questa fase permette spesso di individuare punti di forza già presenti e aspetti sui quali può essere utile intervenire.
Le convinzioni che meritano qualche approfondimento
Sul tema della parità di genere continuano a circolare alcune convinzioni che rischiano di semplificare eccessivamente il percorso.
"Abbiamo molte donne in azienda, quindi siamo a posto"
La composizione dell'organico rappresenta solo una parte della valutazione. Lo standard prende in esame il funzionamento dei processi aziendali nel loro complesso.
"La certificazione serve solo a ottenere incentivi"
Le agevolazioni possono rappresentare un'opportunità, ma limitare il percorso a questo aspetto rischia di trasformarlo in un esercizio formale. Nella pratica, le imprese che ottengono maggior valore sono quelle che utilizzano il progetto per rivedere processi e responsabilità.
"È una questione che riguarda solo l'ufficio HR"
Governance, direzione aziendale e responsabili di funzione sono coinvolti direttamente nella definizione degli obiettivi e nel monitoraggio dei risultati.
Le domande utili prima di intraprendere il percorso di certificazione
Prima di valutare una certificazione può essere utile verificare alcuni aspetti.
- Sappiamo quali dati sono già disponibili in azienda?
- Possiamo ricostruire con facilità l'accesso alla formazione, ai percorsi di crescita e ai ruoli di responsabilità?
- Esistono procedure documentate o ci si affida prevalentemente alla prassi?
- La direzione è pronta a definire obiettivi misurabili e a monitorarli nel tempo?
Le risposte aiutano a capire se il percorso possa produrre un beneficio concreto per l'impresa e quali attività siano necessarie per affrontarlo.
Quando può essere utile un supporto
La certificazione della parità di genere richiede competenze che coinvolgono organizzazione aziendale, gestione delle risorse umane, lettura dei dati e interpretazione dei requisiti previsti dalla UNI/PdR 125.
Per questo motivo molte imprese scelgono di partire da una valutazione preliminare che permetta di comprendere:
- la situazione attuale dell'organizzazione;
- gli eventuali scostamenti rispetto ai requisiti;
- le attività necessarie per colmare i gap individuati;
- la sostenibilità del percorso rispetto alla dimensione aziendale.
Una verifica iniziale accurata consente di impostare il percorso in modo coerente con dimensioni, struttura e obiettivi dell'azienda.
Oltre la certificazione
Parlare di parità di genere significa parlare di come un'impresa gestisce e valorizza le proprie persone. La certificazione rappresenta uno strumento utile per misurare questi aspetti e renderli riconoscibili anche all'esterno. Per molte PMI il risultato più importante consiste però nell'acquisire una visione più chiara dei propri processi e delle opportunità di miglioramento.
Spesso il valore del percorso nasce proprio qui: mettere ordine a pratiche che si sono sviluppate nel tempo, trasformandole in un sistema più strutturato, misurabile e coerente con gli obiettivi di crescita dell'impresa.