Rischio chimico: i rischi nell’impiego di diisocianati e poliuretani

Il documento del CIIP analizza i rischi connessi all’impiego e all’esposizione a diisocianati e poliuretani

 
diisocianati

I diisocianati sono una classe di composti chimici che vengono ampiamente utilizzati nell'industria per la produzione di poliuretani che ricorrono poi in “beni di largo consumo che comprendono: prodotti vernicianti, adesivi, schiume flessibili e rigide, elastomeri”. 

L’elemento principale di rischio durante la produzione e l’utilizzo dei poliuretani è proprio la presenza dei diisocianati, in particolare di TDI (diisocianato di toluene) e MDI (difenilmetano diisocianato). TDI e MDI rientrano nella classificazione di possibili sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche (CMR). Inoltre i poliuretani alla fine del ciclo di vita “possono subire idrolisi e liberare le diammine aromatiche di cui è ben nota la tossicità”.

A ricordare i pericoli di questi composti chimici è un recente documento, pubblicato dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione (CIIP), dal titolo "Diisocianati e Poliuretani", che si sofferma sui rischi connessi all'impiego di queste sostanze, oggi “di grande attualità date le recenti restrizioni nell'utilizzo imposte dalla normativa europea e la loro grande diffusione”.

Scarica il documento “Diisocianati e poliuretani” a cura del CIIP (PDF)
 

Diisocianati e Poliuretani: processo regolatorio e restrizioni

Nella premessa del documento “Diisocianati e Poliuretani” si indica che i suoi rischi hanno portato “all’inserimento dei diisocianati nella tabella XVII del Regolamento REACH (attraverso il Regolamento (UE) 2020/1149 della commissione del 3 agosto 2020) per le opportune restrizioni e a proporre successivamente limiti di esposizione più severi di quelli del passato”.

Si segnala che il processo regolatorio per i diisocianati rispetto agli obblighi del Regolamento REACH era, in realtà, iniziato già “nel 2012 da parte dell’autorità REACH della Polonia e successivamente della Estonia tra il 2013 e il 2016”. E in Germania l’autorità responsabile per il REACH “ha preparato un dossier sulla restrizione presentato all’ECHA nell‘ottobre 2016 che contiene il vincolo di non superare il contenuto di diisocianati liberi dello 0,1% in peso e l’obbligo di un corso di formazione per gli addetti alla produzione e all’utilizzo nei reparti di lavoro”.

Questa proposta è stata poi “sottoposta al RAC (Committee for Risk Assessment) e al SEAC (Committee for Socioeconomic Analysis) e alla fase di consultazione pubblica”. E la Commissione Europea – continua il documento – “ha dato forma definitiva alla restrizione per i diisocianati definendo la fase di transizione al 23 agosto 2023”.

Tale restrizione “conferma un divieto all’utilizzo per usi industriali e professionali dopo il 24 agosto 2023, a meno che la concentrazione di diisocianati, considerati singolarmente e in combinazione, sia inferiore allo 0,1 % in peso, oppure il datore di lavoro o il lavoratore autonomo garantisca che gli utilizzatori industriali o professionali abbiano completato con esito positivo una formazione sull’uso sicuro dei diisocianati prima di utilizzare le sostanze o le miscele: tale formazione deve essere condotta da un esperto in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con competenze in materia di diisocianati e deve essere rinnovata almeno ogni 5 anni”. Al documento CIIP è allegato l’approfondimento “Restrizione Reach n°74 per l’impiego dei diisocianati: valutazione dei rischi e adempimenti per la salute e sicurezza dei lavoratori secondo il D.Lgs 81/2008”.

Si indica poi che i poliuretani interessano i principali campi produttivi e “possono esporre la popolazione lavorativa a rischi professionali importanti. E l’esposizione può avvenire “sia per via inalatoria che per via cutanea e determinare come effetti irritazione della cute, delle mucose, degli occhi, iperreattività bronchiale e sensibilizzazione allergica”.

Diisocianati e Poliuretani: gli effetti sulla salute

Riguardo agli effetti acuti si indica che le esposizioni a concentrazioni elevate di vapori provocano “effetti marcati di irritazione per via di una reazione rapida degli isocianati con le proteine della mucosa respiratoria fino alla necrosi della stessa nei casi più estremi”. E la sintomatologia immediata “si traduce nella comparsa di tosse e dispnea con riduzione della funzionalità respiratoria fino all’edema polmonare e alla polmonite chimica nei casi più gravi; il danno diretto ai tessuti favorisce inoltre la sovrainfezione batterica”, la formazione di apteni (piccole molecole che agiscono come un antigene quando sono unite ad una proteina) “capaci di provocare la sensibilizzazione di una determinata percentuale di soggetti esposti e la liberazione di mediatori chimici delle reazioni infiammatorie ed allergiche”. Questi ultimi meccanismi possono portare ad una “sintomatologia differita nel tempo che si traduce nella comparsa di asma occupazionale, causa preminente dell’esposizione a diisocianati”.

Il documento, che riporta anche alcuni esempi di casi mortali a seguito di esposizione a diisocianati, si sofferma poi sugli effetti cronici tra cui “sensibilizzazione respiratoria e cutanea, irritazione del tratto respiratorio e riduzione della funzionalità polmonare”. E la patologia occupazionale maggiormente riscontrata “è l’asma dovuta a sensibilizzazione e con una certa frequenza l’alveolite allergica estrinseca e la bronco pneumopatia cronico ostruttiva. Anche dopo la fine dell’esposizione può verificarsi uno stato di infiammazione cronica delle vie aeree”.

Si parla anche di effetti cancerogeni: lo IARC (International Agency for Research on Cancer) assegna il TDI alla categoria 2B (possibile cancerogeno per l’uomo). (IARC).

Scarica il documento “Diisocianati e poliuretani” a cura del CIIP (PDF)

 

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