Decreto lavoro 2026: nuovi incentivi alle assunzioni e alla stabilizzazione

Bonus Giovani, Bonus Donne, Bonus ZES

 
giovani lavoro

Il Decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 (Decreto Lavoro), attualmente in fase di conversione, introduce un nuovo sistema di incentivi pensati per favorire l’occupazione stabile. Le misure si articolano principalmente nel Bonus Giovani, nel Bonus Donne, nel Bonus ZES e in uno specifico incentivo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro previsto dall’articolo 4 del Decreto Lavoro.

Le prime istruzioni operative sono state fornite dall’INPS con le circolari n. 55, 56 e 57 del 14 maggio 2026, che hanno chiarito struttura, destinatari e condizioni di accesso delle tre misure contributive già disciplinate dall’Istituto.

Il quadro, tuttavia, non è ancora del tutto definito sotto il profilo applicativo. Da un lato, infatti, l’INPS non ha ancora reso disponibili i moduli telematici per la presentazione delle istanze; dall’altro, alcuni passaggi della disciplina richiedono ancora chiarimenti, in particolare il riferimento al “trattamento economico complessivo” previsto dall’articolo 7 del Decreto Lavoro. La norma subordina infatti l’accesso agli incentivi alla corresponsione al lavoratore di un trattamento economico individuale non inferiore a quello definito dai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, ma la concreta delimitazione di questa nozione è ancora in attesa di indicazioni ministeriali ufficiali, mentre l’INPS ha già chiarito che tale requisito dovrà essere autodichiarato dal datore di lavoro in fase di inoltro della domanda.

Bonus Giovani 2026: come funziona e chi può accedere

Il Bonus Giovani si rivolge alle assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori under 35, ma con una logica diversa rispetto alle misure precedenti, che rientrano nella categoria di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati secondo la disciplina europea richiamata dal Decreto Lavoro.

Non è più richiesto che il lavoratore non sia mai stato assunto a tempo indeterminato: oggi rileva invece la condizione di assenza di impiego regolarmente retribuito. Questo comporta un ampliamento della platea, ma anche una maggiore complessità nella verifica dei requisiti.

L’incentivo consiste in un esonero contributivo fino a 500 euro al mese, che può arrivare a 650 euro in caso di assunzione in aree ZES unica, cioè nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria.

La durata varia in funzione della condizione del lavoratore:

  • fino a 24 mesi nei casi di maggiore svantaggio;
  • 12 mesi negli altri casi.

Dal punto di vista delle risorse, la misura è finanziata con stanziamenti rilevanti, pari a:

  • circa 109,7 milioni di euro per il 2026;
  • 252,4 milioni per il 2027;
  • 135,4 milioni per il 2028.

Questo significa che, pur trattandosi di un incentivo importante, l’accesso è condizionato alla disponibilità dei fondi.
 

Bonus ZES 2026: incentivi per le assunzioni nelle aree agevolate

Il Bonus ZES ha una finalità territoriale molto chiara: sostenere l’occupazione nelle aree della Zona Economica Speciale unica, che comprende le regioni del Mezzogiorno e parte del Centro (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria).

La misura si rivolge a lavoratori con almeno 35 anni, disoccupati da almeno 24 mesi, ed è riservata a imprese di piccole dimensioni (fino a 10 dipendenti al momento dell’assunzione).

L’incentivo è pari a 650 euro al mese per 24 mesi, con una struttura quindi più lineare rispetto agli altri bonus.

Anche in questo caso sono previsti specifici limiti di spesa:

  • circa 26 milioni di euro per il 2026;
  • 60 milioni per il 2027;
  • 34 milioni per il 2028.

Si tratta quindi di una misura con risorse più contenute, che richiederà particolare attenzione nella gestione delle domande.
 

Bonus Donne 2026: requisiti e importi dell’esonero contributivo

Il Bonus Donne punta a sostenere l’occupazione femminile, con un’attenzione particolare alle situazioni di svantaggio.

Possono accedere al beneficio le lavoratrici:

  • prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi;
  • oppure prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi e appartenenti a specifiche categorie di svantaggio individuate dal Regolamento UE 651/2014.

L’esonero contributivo è pari a:

  • 650 euro al mese;
  • 800 euro al mese per lavoratrici residenti nelle regioni ZES unica che comprende le regioni del Mezzogiorno e parte del Centro (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria).

Anche in questo caso la durata varia:

  • 24 mesi nelle situazioni più svantaggiate;
  • 12 mesi negli altri casi.

Le risorse stanziate sono:

  • 26,5 milioni di euro per il 2026;
  • 63,7 milioni per il 2027;
  • 51,3 milioni per il 2028.

Anche per questo incentivo, l’accesso è condizionato alla disponibilità dei fondi.
 

Incentivo alla stabilizzazione dei contratti a termine: quando sarà operativo

Il Decreto introduce anche un incentivo specifico per favorire la trasformazione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato.

La misura riguarda giovani:

  • sotto i 35 anni;
  • mai occupati a tempo indeterminato.

Con contratti a termine:

  • di durata non superiore a 12 mesi;
  • instaurati entro il 30 aprile 2026.

Le trasformazioni agevolate saranno quelle effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, con un incentivo pari a un esonero contributivo fino a 24 mesi.

L’esonero contributivo è pari a 500 euro al mese, e nei limiti della spesa autorizzata. Tuttavia, questa misura non è ancora operativa, in quanto subordinata all’autorizzazione della Commissione Europea.
 

Quali sono le condizioni generali per ottenere gli incentivi

Le circolari INPS richiamano, per tutte le misure, sia i principi generali in materia di incentivi all’assunzione dettati dall’articolo 31 del D.lgs. n. 150/2015, sia alcune condizioni specifiche introdotte dal Decreto Lavoro.

Accanto ai requisiti specifici dei singoli incentivi, le aziende devono rispettare una serie di condizioni generali, che rappresentano uno dei principali fattori di attenzione in sede applicativa.

In particolare:

  • l’assunzione non deve derivare da un obbligo di legge o contrattuale;
  • deve essere rispettato il diritto di precedenza di eventuali lavoratori;
  • il datore deve essere in regola con il DURC e con le normative lavoristiche.

Tra queste, è particolarmente rilevante il tema dei licenziamenti nei 6 mesi antecedenti e successivi all’assunzione agevolata.

In termini generali, gli incentivi non spettano se il datore di lavoro ha proceduto, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva.

Inoltre, il datore di lavoro non deve procedere, nei sei mesi successivi all’assunzione incentivata, al licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto con l’esonero oppure di un altro lavoratore impiegato con la stessa qualifica nella medesima unità produttiva.

La violazione di tale divieto comporta la revoca del beneficio e il recupero delle somme già fruite.
 

Requisito dell'incremento occupazionale netto: cosa significa 

Un requisito fondamentale per accedere agli incentivi è l’incremento occupazionale netto, che implica un effettivo aumento dell’organico rispetto alla media dei lavoratori occupati nei 12 mesi precedenti.

Si tratta di una condizione particolarmente rilevante, perché non viene verificata solo al momento dell’assunzione, ma mese per mese per tutta la durata del beneficio.
 

Incentivi e Aiuti di Stato: i vincoli europei da rispettare

Trattandosi di incentivi configurati come Aiuti di Stato ai sensi del Regolamento UE 651/2014, è necessario che l’azienda:

  • non si trovi in stato di difficoltà finanziaria pregressa;
  • non abbia perso oltre la metà del capitale sociale per perdite cumulate;
  • non sia sottoposta a procedure concorsuali;
  • non sia destinataria di provvedimenti di recupero da parte della Commissione Europea per aiuti dichiarati illegali o incompatibili e non rimborsati.
     

Come presentare la domanda all’INPS

L’accesso agli incentivi avverrà tramite una procedura telematica unica messa a disposizione dall’INPS attraverso il Portale delle Agevolazioni.

Le domande potranno riguardare sia assunzioni già effettuate sia assunzioni ancora da perfezionare; in quest’ultimo caso, le risorse saranno accantonate dall’Istituto e l’azienda dovrà completare l’assunzione entro termini definiti.

Parallelamente, il Decreto introduce anche l’obbligo di pubblicazione delle posizioni lavorative sul SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) per i datori di lavoro che intendano accedere agli incentivi. Anche questo adempimento, però, non è ancora operativo, in quanto subordinato all’adozione di un apposito decreto attuativo che ne definirà modalità e tempistiche.

Nel complesso, il nuovo sistema di incentivi rappresenta un’opportunità significativa per le imprese, sia per l’entità dei benefici economici sia per la durata degli stessi. Tuttavia, si tratta di misure che richiedono particolare attenzione nella fase applicativa, in quanto la loro corretta fruizione dipende da una pluralità di condizioni: dalla verifica dei requisiti del lavoratore, al rispetto del trattamento economico, dall’assenza di licenziamenti nei sei mesi precedenti e successivi, fino al mantenimento dell’incremento occupazionale e alla compatibilità con la normativa europea.


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