DURC negativo: quali effetti sulle agevolazioni contributive per le imprese

La regolarità contributiva rappresenta un requisito essenziale per accedere e mantenere le agevolazioni contributive. Con l’ordinanza n. 2906 del 9 febbraio 2026, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul tema, confermando un orientamento ormai consolidato: l’emissione di un DURC negativo comporta la perdita – o la sospensione – dei benefici contributivi per tutto il periodo di irregolarità, indipendentemente da una successiva regolarizzazione.
La vicenda nasce da una nota di rettifica emessa dall’INPS nei confronti di un’azienda, con invito a regolarizzare la posizione contributiva entro 15 giorni, come previsto dalla normativa vigente. L’impresa aveva però effettuato il pagamento oltre tale termine, ritenendo che la regolarizzazione tardiva potesse comunque consentire il mantenimento delle agevolazioni contributive già in corso.
La Corte di Cassazione ha invece ribadito che il termine di 15 giorni per la regolarizzazione deve essere considerato perentorio. Decorso inutilmente tale termine, l’INPS è legittimata a emettere un DURC negativo, con effetti immediati sulla fruizione degli incentivi contributivi.
L’ordinanza chiarisce un aspetto centrale: la perdita delle agevolazioni contributive non dipende da un provvedimento formale di revoca, ma deriva automaticamente dal venir meno del requisito della regolarità contributiva.
In particolare:
- le agevolazioni cessano di produrre effetti dal momento in cui si verifica l’irregolarità, e non dalla data di accertamento o di comunicazione del DURC negativo;
- anche importi contributivi di modesta entità, se non regolarizzati nei termini, possono determinare la perdita dei benefici;
- la successiva regolarizzazione non ha efficacia retroattiva: gli incentivi non possono essere recuperati per il periodo in cui l’irregolarità è risultata sussistente.
Si tratta quindi di un effetto diretto e automatico, che incide concretamente sulla gestione dei costi del lavoro e delle politiche di incentivazione aziendale.
La Corte ha richiamato il principio secondo cui il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) non ha natura costitutiva, ma meramente certificativa. Questo significa che il diritto a fruire delle agevolazioni contributive è subordinato alla sussistenza effettiva del requisito della regolarità contributiva al momento della fruizione del beneficio.
Il DURC negativo, quindi, non crea l’irregolarità, ma si limita a certificare una situazione già esistente. La conseguenza è che la perdita delle agevolazioni si verifica automaticamente, senza necessità di ulteriori atti da parte dell’ente previdenziale.
L’ordinanza n. 2906/2026 rappresenta un elemento di particolare attenzione per i datori di lavoro. La gestione tempestiva delle contestazioni contributive e delle note di rettifica diventa determinante per evitare la sospensione degli incentivi.
In concreto, è fondamentale:
- monitorare costantemente la propria posizione contributiva;
- rispondere con tempestività alle comunicazioni dell’INPS;
- regolarizzare anche importi minimi entro i termini previsti (15 giorni dalla notifica della nota di rettifica);
- verificare periodicamente la validità del DURC, soprattutto in presenza di agevolazioni in corso (ad esempio sgravi per assunzioni o misure di decontribuzione).
La pronuncia della Cassazione conferma il ruolo centrale del DURC come strumento per l’accesso e il mantenimento delle agevolazioni contributive. Il rispetto dei termini di regolarizzazione non rappresenta un mero adempimento formale, ma una condizione sostanziale per la continuità dei benefici.
In un contesto normativo sempre più orientato alla premialità delle imprese virtuose, la regolarità contributiva si conferma un requisito imprescindibile per accedere agli strumenti di sostegno al lavoro e alla competitività.