TFR al Fondo di Tesoreria INPS: cosa cambia dal 2026

Con la circolare INPS n. 12/2026 arrivano le prime istruzioni operative sulle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) in materia di versamento del trattamento di fine rapporto al Fondo di Tesoreria INPS.
Si tratta di una modifica rilevante per le imprese, perché dal 1° gennaio 2026 cambia il criterio per individuare i datori di lavoro obbligati al versamento, superando il sistema in vigore dal 2007 basato su una verifica una tantum della dimensione aziendale.
Fino al 31 dicembre 2025 l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria riguardava i datori di lavoro privati (esclusi i domestici) che:
- avevano almeno 50 addetti in media nel 2006, se già esistenti al 1° gennaio 2007;
- oppure, se costituiti successivamente, raggiungevano la soglia dei 50 dipendenti nel primo anno di attività.
La verifica della dimensione aziendale avveniva quindi una sola volta. Se l’impresa non superava la soglia nel periodo di riferimento, restava esclusa dall’obbligo anche in caso di successiva crescita dell’organico. Questo meccanismo ha determinato nel tempo situazioni disomogenee tra aziende con dimensioni attuali simili ma con storie occupazionali diverse.
La Legge di Bilancio 2026 introduce un criterio dinamico: a partire dal 1° gennaio 2026 la dimensione aziendale deve essere verificata ogni anno, sulla base della media dei lavoratori subordinati in forza nell’anno solare precedente.
Se la media supera la soglia prevista per quell’anno, l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria scatta dal 1° gennaio dell’anno successivo.
L’ingresso nel sistema non è quindi più definitivo né legato al solo primo anno di attività, ma segue l’evoluzione reale dell’impresa nel tempo.
La normativa introduce un percorso graduale di estensione dell’obbligo:
- 2026 – 2027: obbligo per aziende con media superiore a 60 dipendenti
- 2028 – 2031: soglia ordinaria fissata a 50 dipendenti
- Dal 2032: obbligo già a partire da 40 dipendenti
Il superamento della soglia nell’anno precedente determina l’obbligo a partire dall’anno successivo.
La media occupazionale deve essere calcolata considerando tutti i lavoratori subordinati, con riproporzionamento per i part-time e includendo solo i mesi di effettiva operatività dell’impresa.
Sono interessati tutti i datori di lavoro privati, con esclusione dei datori di lavoro domestici.
L’obbligo riguarda i lavoratori per i quali trova applicazione l’art. 2120 del codice civile e che non abbiano destinato il TFR maturando alla previdenza complementare, indipendentemente:
- dalla data di assunzione;
- dalla modalità con cui è stata espressa la scelta sulla destinazione del TFR.
Nelle operazioni societarie (fusioni, cessioni, trasferimenti di personale) l’obbligo segue il datore di lavoro che acquisisce i lavoratori.
Il versamento delle quote di TFR al Fondo di Tesoreria deve essere effettuato mensilmente, entro il giorno 16 del mese successivo al periodo di paga, con le stesse modalità previste per la contribuzione previdenziale ordinaria tramite flusso Uniemens.
Per i datori di lavoro che diventano obbligati in base alle nuove regole, l’INPS ha previsto una finestra transitoria per regolarizzare i versamenti relativi ai primi mesi del 2026 senza applicazione di sanzioni, con scadenza entro il 16 maggio 2026.
La riforma segna un passaggio importante: l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria non dipende più dalla dimensione aziendale al momento della nascita dell’impresa, ma dalla sua evoluzione nel tempo.
Il sistema diventa più coerente con la struttura occupazionale reale e coinvolgerà progressivamente anche aziende che negli anni hanno superato i limiti dimensionali previsti dalla normativa precedente senza essere mai entrate nell’obbligo.
Per le imprese diventa quindi fondamentale monitorare annualmente la propria dimensione occupazionale e verificare con attenzione l’eventuale ingresso nel perimetro del Fondo di Tesoreria, anche in relazione alla gestione finanziaria del TFR.