La movimentazione manuale dei carichi e il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

Una sfida per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro

movimentazione manuale dei carichi

In molte realtà produttive e di servizio, le operazioni di carico, scarico, trasporto e movimentazione dei materiali costituiscono fasi operative fondamentali. Queste attività, frequentemente svolte manualmente o con l’ausilio di attrezzature come carrelli e muletti, espongono i lavoratori a rischi significativi di infortuni e patologie muscolo-scheletriche, in particolare a carico della regione dorso-lombare e delle articolazioni degli arti superiori.
Gli infortuni e le patologie correlate alla movimentazione manuale dei carichi (MMC) hanno anche impatti economici importanti per le imprese, derivanti da assenze dal lavoro, costi di gestione dei casi, possibili sanzioni e responsabilità civili e penali connesse alla mancata o inadeguata prevenzione.

La MMC nel quadro normativo italiano

Secondo il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), la movimentazione manuale dei carichi comprende tutte le attività di “trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni di sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico che, per le loro caratteristiche o in conseguenza di condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportino rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari”.
La disciplina si colloca nel Titolo VI del D.Lgs. 81/08 e nell’Allegato XXXIII, che indica i principali fattori di rischio ergonomico da tenere in considerazione nella valutazione.

Patologie correlate alla MMC

Le attività di MMC possono determinare disturbi muscolo-scheletrici (DMS) e altre affezioni dovute a sollecitazioni intense, ripetitive o improvvise, a posture incongrue o a carichi difficili da gestire. Tra i principali fenomeni osservati rientrano:

  • lesioni dorso-lombari da sovraccarico biomeccanico;
  • patologie muscolo-tendinee e nervo-vascolari a carico di schiena, spalle, gomiti e polsi;
  • schiacciamenti accidentali delle estremità dovuti alla caduta o all’oscillazione del carico;
  • disturbi articolari e fibro-cartilaginei per movimenti ripetuti o posture scorrette.

Queste condizioni, se trascurate, possono evolvere in malattie professionali con significative conseguenze per il lavoratore e responsabilità dirette per il datore di lavoro.

Sarcopenia e rischio da movimentazione manuale dei carichi

Un elemento di crescente rilevanza nella gestione del rischio da movimentazione manuale dei carichi è rappresentato dalla sarcopenia, ovvero la progressiva perdita di massa e forza muscolare legata all’età e spesso correlata a una riduzione dell’integrità ossea. In un mercato del lavoro caratterizzato da un’età media dei lavoratori in aumento, questa condizione può ridurre la capacità funzionale dell’apparato muscolo-scheletrico e aumentare la suscettibilità alle sollecitazioni biomeccaniche durante le operazioni di sollevamento, spinta o traino. La diminuzione della forza e della resistenza muscolare può favorire l’insorgenza o l’aggravamento di lombalgie, ernie e dolori articolari anche in attività routinarie, con conseguente aumento del disagio fisico e della necessità di interventi sanitari quali programmi di fisioterapia, riabilitazione o massaggi terapeutici.

La rilevanza di questo fenomeno si riflette nei dati italiani: le patologie muscolo-scheletriche (MSD), di cui la MMC è uno dei principali fattori di rischio, rappresentano una quota molto significativa delle malattie professionali denunciate all’INAIL, con incrementi a doppia cifra delle denunce nei primi anni del 2025 rispetto ai periodi precedenti e con le affezioni osteo-muscolari e del tessuto connettivo che costituiscono oltre il 75 % delle malattie professionali totali in Italia.

In quest’ottica, la presenza di lavoratori con sarcopenia richiede una attenzione specifica nella valutazione del rischio, non solo per le condizioni ergonomiche delle attività, ma anche per gli adattamenti delle mansioni, l’uso di ausili meccanici e l’organizzazione del lavoro. Considerare l’effetto dell’invecchiamento muscolare nella progettazione di misure preventive aiuta a ridurre l’incidenza di disturbi da sovraccarico biomeccanico e a sostenere la salute e la capacità lavorativa lungo tutto l’arco della carriera professionale.

Valutazione del rischio e prevenzione

La valutazione del rischio da MMC deve essere parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), coerentemente con gli obblighi generale di valutazione e gestione dei rischi nei luoghi di lavoro previsti dal D.Lgs. 81/08.
È fondamentale che la valutazione non si limiti a considerare il peso del carico, ma che tenga conto di una molteplicità di fattori, tra cui:

  • frequenza e durata delle operazioni di movimentazione;
  • forza esercitata e modalità di presa;
  • posture assunte, torsioni o inclinazioni del tronco;
  • caratteristiche individuali del lavoratore (età, esperienza, abilità);
  • condizioni ambientali e organizzative (spazio, pavimentazioni, illuminazione, ritmi di lavoro).

L’obiettivo del datore di lavoro è eliminare o ridurre al minimo i rischi legati alla MMC, adottando misure tecniche e organizzative idonee, ricorrendo, dove possibile, ad ausili meccanici o a soluzioni ergonomiche e promuovendo una cultura della sicurezza basata su informazione, formazione e addestramento.

Informazione, formazione e addestramento: l’approccio integrato

La formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro costituisce uno degli strumenti principali attraverso i quali l’impresa garantisce la consapevolezza dei rischi e delle corrette pratiche operative.
La disciplina dell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2025 e in vigore dal medesimo giorno, aggiorna e accorpa i precedenti accordi attuativi dell’art. 37 del D.Lgs. 81/08, definendo contenuti minimi, durata e modalità di erogazione della formazione per tutte le figure coinvolte (lavoratori, preposti, dirigenti, datori di lavoro, RSPP, ASPP e altri soggetti della prevenzione). 

Cosa prevede il nuovo Accordo
  1. Riorganizzazione dei percorsi formativi obbligatori, con contenuti più coerenti e aggiornati rispetto ai rischi specifici di ciascuna attività aziendale.

  2. Verifica dell’apprendimento obbligatoria al termine di ciascun percorso formativo, finalizzata ad assicurare competenze effettive acquisite dai discenti.

  3. Monitoraggio dell’applicazione dell’accordo e dei percorsi formativi, con controllo sulle attività formative erogate e sulle modalità di partecipazione.

  4. Ruolo più chiaro per i soggetti formatori, con requisiti di qualificazione dei docenti e criteri di erogazione aggiornati.

  5. Possibilità di utilizzare modalità eLearning nei casi previsti, purché in linea con i requisiti tecnici e di verifica dell’apprendimento stabiliti dall’accordo stesso.

  6. Obbligo di aggiornamento periodico delle competenze per le principali figure coinvolte (ad es. lavoratori, preposti, dirigenti, datori di lavoro), generalmente con cadenza quinquennale e durata minima stabilita dall’accordo. 

Nell’ambito delle attività specifiche come la MMC, pur non esistendo un corso dedicato esclusivamente alla sola movimentazione dei carichi nell’ambito dell’accordo, la formazione sui rischi ergonomici deve essere parte integrante dei percorsi obbligatori per i lavoratori (sia generale che specifica) e per i preposti, con contenuti coerenti alla valutazione dei rischi presenti in azienda. Questo approccio garantisce che la MMC non sia trattata isolatamente, ma come elemento del più ampio sistema di prevenzione e protezione.

Abilitazioni specifiche e aggiornamenti

L’Accordo 2025 introduce anche requisiti più chiari riguardo alla qualificazione degli operatori su attrezzature di lavoro (come carrelli elevatori e altre macchine per la movimentazione di carichi sospesi), definendo modalità, durate minime e verifiche di competenza per l’uso sicuro di tali attrezzature. Questo riconosce esplicitamente che la sicurezza nell’ambito della movimentazione non riguarda solo le attività manuali ma anche le attività con e sulle attrezzature utilizzate per supportarle.

Inoltre, è previsto che la formazione di aggiornamento debba essere periodica (in genere entro 5 anni dalla prima formazione), includendo moduli specifici in relazione alle attrezzature utilizzate, e che le verifiche finali di apprendimento siano documentate per garantire la conformità alle disposizioni previste dall’accordo. 

Malattie professionali e responsabilità aziendali

Le patologie muscolo-scheletriche correlate alla MMC costituiscono oggi una delle categorie più frequentemente denunciate come malattie professionali. In caso di mancata o inadeguata prevenzione, l’INAIL ha il diritto di esercitare l’azione di regresso, richiedendo al datore di lavoro la restituzione delle somme pagate a copertura dei danni indennizzati. Tutto ciò accentua l’importanza di un approccio integrato alla prevenzione, che colleghi valutazione del rischio, misure tecniche, formazione adeguata e documentazione normativa conforme.

Conclusione

La gestione efficace dei rischi connessi alla movimentazione manuale dei carichi richiede un approccio strutturato e aggiornato: dalla valutazione ergonomica del rischio alla progettazione di misure organizzative e tecniche idonee, fino alla formazione e al controllo delle competenze secondo quanto previsto dal D.Lgs. 81/08 e dal Nuovo Accordo Stato-Regioni 2025, che costituisce oggi il riferimento principale per la formazione obbligatoria dei lavoratori e delle figure aziendali responsabili della sicurezza.

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