La sicurezza non si delega: perché nelle PMI la prevenzione parte dall'imprenditore

Sulla sicurezza non vince chi è più grande. Vince chi ha più metodo.

 
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I dati INAIL aggiornati al 31 dicembre 2025, ancora provvisori, in attesa della Relazione annuale,  restituiscono un quadro che non lascia spazio all'ottimismo di facciata.

Le denunce di infortunio in occasione di lavoro nel 2025 sono state 416.900, in aumento dello 0,5% rispetto al 2024. I casi mortali complessivi si attestano a 1.093, sostanzialmente stabili rispetto ai 1.090 del 2024. I settori con più decessi in occasione di lavoro sono le Costruzioni (148 vittime), le Attività manifatturiere (117) e il Trasporto e magazzinaggio (110). 

Il dato che merita più attenzione è quello sulle malattie professionali: nel 2025 le denunce sono state 98.463, in aumento dell'11,3% rispetto all'anno precedente. Le tipologie più frequenti restano quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, seguite dalle patologie del sistema nervoso, dell'apparato uditivo e dalle malattie neoplastiche di origine professionale. InSic Un segnale che i rischi "invisibili", esposizioni ripetute, agenti chimici, posture scorrette nel tempo pesano in misura crescente sul bilancio sanitario delle imprese.

C'è un dato positivo nel quadro: l'incidenza infortunistica sugli occupati scende a 1.727 denunce ogni 100.000 lavoratori, con un calo del 13,9% rispetto al 2019. Il miglioramento strutturale nel medio periodo c'è. Ma avviene troppo lentamente rispetto a ciò che sarebbe possibile con una gestione davvero sistematica della prevenzione.

Il problema non è il DVR: è il sistema

La maggior parte delle PMI che subisce un infortunio rilevante ha un DVR. Ha fatto i corsi obbligatori. Ha nominato le figure previste dalla legge. Eppure l'infortunio è avvenuto.

Il punto critico non è quasi mai l'assenza di adempimenti. È la distanza tra il documento e la pratica quotidiana: procedure scritte ma non applicate, formazione erogata ma non verificata nella sua efficacia reale, rischi valutati sulla carta ma non monitorati nell'operatività concreta.

Tre domande che ogni imprenditore dovrebbe potersi rispondere con certezza.

1. L'ultimo aggiornamento del DVR ha generato un aggiornamento della formazione? Se è entrato un nuovo macchinario, è cambiato un processo, si è modificata l'organizzazione del lavoro - ma il piano formativo è rimasto invariato - il sistema di sicurezza è già disallineato dalla realtà.

2. I lavoratori formati sulle attrezzature sono ancora quelli che le usano oggi? Il turnover, i cambi di mansione, i nuovi assunti sono tra le principali cause di gap formativi non tracciati.

3. C'è qualcuno che presidia i segnali deboli? Quasi-incidenti (near miss), piccoli infortuni non denunciati, segnalazioni informali dei lavoratori: sono indicatori preziosi che in molte PMI non vengono raccolti e analizzati sistematicamente.

Il ruolo dell'imprenditore: non solo obbligato dalla norma

Il D.Lgs. 81/2008 individua nel datore di lavoro il soggetto responsabile della sicurezza. Ma il ruolo reale dell'imprenditore va oltre la responsabilità legale. È lui — attraverso le scelte organizzative, la coerenza nei comportamenti quotidiani, la qualità dell'attenzione che dedica al tema — il principale fattore che determina se la sicurezza in azienda funziona davvero.

Quando la sicurezza è una priorità gestionale reale, i preposti presidiano, i lavoratori segnalano, le procedure vengono rispettate per abitudine consolidata. Quando invece viene vissuta come un adempimento da gestire al minimo, il sistema regge — fino a quando non accade qualcosa.

Il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025, introducendo per la prima volta un corso obbligatorio per tutti i datori di lavoro, ha codificato esattamente questo: la prevenzione richiede che chi guida l'impresa sia formato, consapevole e attivamente coinvolto — non solo nominalmente responsabile.

Prevenzione e competitività: un legame misurabile

Nel 2024 quasi 30.000 aziende hanno beneficiato della riduzione del tasso di premio INAIL per prevenzione, per un totale di oltre 197 milioni di euro, a fronte di interventi per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ulteriori rispetto a quelli imposti dalla legge. È un segnale concreto: investire in sicurezza al di là del minimo normativo conviene anche economicamente.

A questo si aggiunge il valore competitivo di una gestione matura della salute e sicurezza: clienti strutturati, committenti e bandi pubblici richiedono sempre più spesso documentazione sulla gestione della sicurezza come requisito di qualifica. Un sistema ben presidiato non è solo tutela interna — è un elemento di posizionamento nella filiera.

Cosa presidiare concretamente

Un sistema di prevenzione efficace nelle PMI richiede metodo, non strutture complesse. I punti di partenza sono concreti e verificabili:

  • DVR aggiornato e coerente con i processi produttivi reali, non una fotografia statica dell'azienda di due o tre anni fa
  • Piano formativo allineato al DVR, che tenga conto di cambi di mansione, nuovi macchinari, nuovi assunti
  • Ruoli definiti e operativi: preposti che presidiano davvero, RSPP che conosce la realtà produttiva
  • Monitoraggio degli indicatori: assenteismo, infortuni, near miss, analizzati periodicamente, non solo in caso di emergenza
  • Sorveglianza sanitaria integrata con la valutazione dei rischi, non gestita come adempimento separato

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