Sollevare, spingere, ripetere: le sollecitazioni operative nelle attività quotidiane

Ogni anno in Italia i disturbi muscolo-scheletrici legati alla movimentazione manuale dei carichi rappresentano una delle principali cause di infortunio e malattia professionale. Eppure molte aziende continuano ad affrontare questo tema in modo generico, come se sollevare un peso, spingere un carrello o ripetere lo stesso gesto per ore fossero situazioni equivalenti. Non lo sono.
La UNI 11228 chiarisce che dietro la movimentazione manuale dei carichi - MMC - si nascondono sollecitazioni molto diverse, che richiedono letture differenti del rischio. Capirle non serve solo per adempiere agli obblighi normativi, ma soprattutto per intervenire in modo concreto sull’organizzazione del lavoro, sulle postazioni e sui comportamenti quotidiani.
In questo approfondimento vediamo perché la norma distingue tre ambiti separati, cosa cambia tra sollevamento, spinta/traino e movimenti ripetuti, e come questa distinzione aiuta imprese, RSPP e responsabili operativi a individuare le vere criticità presenti in azienda.
Quando si parla di movimentazione manuale dei carichi, molte imprese pensano ancora a un unico rischio. Nella pratica, però, le situazioni operative sono molto diverse:
- sollevare e trasportare manualmente un carico,
- spingere o trainare attrezzature e carrelli,
- ripetere gli stessi gesti lungo una linea produttiva.
La UNI 11228 distingue proprio questi tre ambiti:
- sollevamento e trasporto manuale (UNI ISO 11228-1)
- traino e spinta (UNI ISO 11228-2)
- movimenti ripetuti (UNI ISO 11228-3)
Non è una distinzione teorica. Significa riconoscere che ogni attività sollecita il corpo in modo diverso e che, per migliorare davvero le condizioni di lavoro, occorre osservare separatamente ciò che accade nelle singole fasi operative. Per le PMI questo si traduce in un cambio di prospettiva: non una valutazione “standard”, ma una lettura puntuale delle lavorazioni reali, come richiesto dal D.Lgs. 81/08.
Nella realtà produttiva le attività sono spesso combinate:
- carichi sollevati manualmente,
- materiali movimentati su carrelli,
- spinte su superfici non ottimali,
- gesti ripetuti lungo turni prolungati.
Se tutto viene messo insieme, il rischio tende a diluirsi. Se invece si analizzano le singole componenti, emergono criticità molto concrete: posture scorrette, frequenze elevate, sforzi iniziali eccessivi, cicli di lavoro poco equilibrati. È qui che la UNI 11228 diventa uno strumento utile anche per chi non si occupa direttamente di redigere il DVR: aiuta RSPP, datori di lavoro e responsabili di produzione a capire dove intervenire davvero, prima ancora di parlare di documenti.
Nel sollevamento manuale il peso è solo uno dei fattori in gioco. Contano anche distanza dal corpo, altezze di presa e deposito, frequenza, durata dell’attività e caratteristiche dell’ambiente. Lo stesso carico può risultare accettabile o critico a seconda di come viene movimentato.
Comprendere questi aspetti permette di individuare azioni pratiche come:
- modificare l’altezza delle postazioni,
- introdurre ausili semplici,
- riorganizzare le sequenze operative,
- formare i lavoratori su tecniche di movimentazione più corrette.
Non si tratta solo di prevenzione: spesso questi interventi migliorano anche efficienza e fluidità dei processi.
Spingere o tirare un carrello viene spesso percepito come meno impegnativo del sollevamento. In realtà può generare sollecitazioni importanti, soprattutto in presenza di dislivelli, pavimentazioni irregolari, carichi elevati o impugnature inadeguate. Qui il rischio non dipende solo dal peso, ma dallo sforzo necessario per avviare e mantenere il movimento.
Riconoscere queste situazioni consente di intervenire su layout, attrezzature e modalità operative, riducendo affaticamento e rischio di sovraccarico.
In molte lavorazioni il carico è minimo, ma i gesti si ripetono centinaia di volte al giorno. Assemblaggi, confezionamenti e lavorazioni manuali possono creare nel tempo problemi a spalle, gomiti e polsi anche senza pesi significativi. Qui entrano in gioco frequenza dei movimenti, durata dell’esposizione, posture mantenute e assenza di pause o rotazioni.
Separare questo rischio dagli altri permette di valutare correttamente situazioni spesso sottovalutate e di introdurre soluzioni come rotazione delle mansioni, micro-pause, modifiche ergonomiche o automazione delle fasi più critiche.
I corsi UNI 11228 offrono strumenti concreti di lettura del rischio. In particolare, questi percorsi formativi sono utili a:
- RSPP e ASPP che vogliono comprendere meglio le sollecitazioni presenti nei reparti,
- datori di lavoro che desiderano avere una visione più consapevole dei rischi reali,
- responsabili di produzione coinvolti nella riorganizzazione dei processi operativi,
- lavoratori che, grazie alla formazione, sviluppano maggiore attenzione e modificano i propri comportamenti.
L’obiettivo è comune: aumentare la consapevolezza diffusa e creare le basi per interventi organizzativi più efficaci.
Non servono sistemi complessi. Serve partire dalle attività reali, distinguere le diverse tipologie di movimentazione e affrontarle una per volta. Questo consente di intervenire in modo mirato, ridurre il rischio in modo tangibile, migliorare l’organizzazione del lavoro e rendere la prevenzione parte della quotidianità aziendale.
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- Movimentazione Manuale dei Carichi - Come valutare il rischio da sollevamento e trasporto manuale di carichi secondo la norma UNI 11228-1
- Movimentazione Manuale dei Carichi - Come valutare il rischio da traino e spinta secondo la norma UNI 11228-2
- Movimentazione Manuale dei Carichi - Come valutare il rischio da movimenti ripetuti con la norma UNI 11228-3