Scale portatili e sicurezza sul lavoro: un rischio che si nasconde nell'abitudine

Chi opera ogni giorno nel settore impiantistico - installatori, manutentori, tecnici che intervengono su impianti elettrici, idraulici, termici - conosce bene la scala portatile. È un'attrezzatura presente in quasi ogni cantiere, in quasi ogni intervento. Proprio questa presenza costante tende a renderla invisibile come fonte di rischio: ciò che si usa decine di volte al giorno difficilmente viene percepito come pericoloso.
Eppure i dati INAIL indicano una realtà diversa. Le cadute dall'alto causano circa il 32% degli infortuni gravi o mortali sul lavoro. Le cadute da scale portatili rappresentano il 13,3% di queste, pari al 4,3% degli infortuni complessivi. Nel solo 2022 si sono verificati 14.663 incidenti legati all'uso di scale, 112 dei quali con esito mortale. Numeri che riguardano da vicino i settori in cui la scala è strumento quotidiano.
Non si tratta di situazioni eccezionali o di contesti particolarmente rischiosi. Gli incidenti avvengono durante attività del tutto ordinarie per un impiantista o un manutentore: il passaggio di un cavo in un controsoffitto, la sostituzione di un componente in quota, il fissaggio di una tubazione o di una linea, un intervento rapido in un vano tecnico stretto. In questi casi la scala è spesso la prima soluzione che viene in mente — e non sempre la più appropriata.
Vale la pena chiarire un punto che tende a essere sottovalutato: la scala portatile non è una postazione di lavoro. È un'attrezzatura progettata per consentire l'accesso a una quota, non per svolgere lavorazioni prolungate in quella posizione. Quando viene utilizzata come se fosse una piattaforma stabile - per operare con entrambe le mani, mantenere una postura forzata o trasportare materiali -il rischio di perdita di equilibrio, scivolamento o ribaltamento aumenta in modo significativo.
Su questo aspetto l'esperienza individuale, da sola, non è una garanzia sufficiente. Chi lavora da anni con le scale ha spesso sviluppato una propria routine operativa, ma questo non equivale necessariamente a lavorare in sicurezza. Al contrario, l'abitudine può portare a saltare verifiche rapide - la stabilità del terreno, lo stato dell'attrezzatura, l'angolo di inclinazione - che richiederebbero pochi minuti ma che incidono concretamente sulla probabilità di un incidente.
La formazione interviene esattamente su questo punto critico. Non si tratta di trasferire nozioni teoriche fini a sé stesse, ma di aiutare chi lavora sul campo a riconoscere i rischi che la familiarità con l'attrezzatura tende a rendere meno visibili. Per gli operatori del settore impianti e manutenzione, questo significa anche acquisire la capacità di valutare quando la scala è lo strumento giusto e quando è più opportuno ricorrere a soluzioni diverse: piattaforme di lavoro elevabili, trabattelli, o altre attrezzature che garantiscono una maggiore stabilità in funzione del tipo di intervento.
Un percorso formativo strutturato fornisce criteri operativi concreti: come valutare le condizioni del piano di posa, come scegliere la tipologia di scala più adatta all'intervento, come controllare lo stato dell'attrezzatura prima dell'uso. Ma la componente che produce i risultati più solidi è l'addestramento pratico. Posizionare correttamente la scala rispettando l'inclinazione prevista, stabilizzarla in modo adeguato, mantenere i tre punti di contatto durante la salita e la discesa, gestire gli attrezzi senza compromettere l'equilibrio: sono comportamenti che diventano parte del metodo di lavoro solo attraverso la pratica diretta, non attraverso la sola lettura di una procedura.
C'è inoltre un aspetto organizzativo che merita attenzione. Molti incidenti si verificano non per impreparazione tecnica, ma per la tendenza a comprimere i tempi: si rinuncia a una verifica, si accetta una condizione di instabilità, si usa la scala in modo improprio perché "si è sempre fatto così" o perché l'intervento sembra troppo breve per giustificare una valutazione più attenta. La formazione contribuisce a correggere questa logica, consolidando l'abitudine a verificare le condizioni operative anche quando l'intervento appare rapido o di routine.
Investire nella formazione del personale che opera in quota significa quindi agire contemporaneamente su più livelli: ridurre concretamente il numero di infortuni, migliorare la qualità e la prevedibilità delle operazioni, e sviluppare una cultura della sicurezza che non si esaurisce nell'adempimento normativo ma diventa parte del modo in cui l'impresa lavora.